2 Giugno 2025
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 2 Giugno 1946, il referendum che ha cambiato la storia

2 giugno

Quante volte abbiamo dato per scontate delle festività di cui non conosciamo l’origine e l’importanza nel dettaglio? E se vi dicessi che la festa della Repubblica ha una vita ben più giovane di quello che pensiamo?

Il 2 giugno è una data scolpita nella memoria collettiva del nostro Paese. A soli dodici mesi dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia si trovò di fronte a un bivio epocale.
Monarchia o Repubblica? E come fare a deciderlo se non nel modo più democratico che esiste? Quello del 2 e 3 giugno è stato uno dei referendum più importanti della storia del nostro Paese, quello che ha definito l’Italia come Repubblica e che tutt’oggi, quindi, ne definisce l’identità.

Ma non è tutto qui, le ragioni dell’importanza di quel referendum sono numerose ed è proprio di questo che parliamo oggi, in questo articolo.

Il voto che mise fine alla monarchia

Possiamo considerare il 1861 come anno che definisce l’inizio della monarchia sabauda, anno in cui Vittorio Emanuele II di Savoia viene proclamato re d’Italia. Per ben 85 anni, inclusi i 20 anni di dittatura fascista, questo Paese è stato sotto la monarchia dei Savoia, fino al 10 giugno 1946, giorno in cui i risultati furono annunciati ufficialmente: 12.718.641 voti per la Repubblica, 10.718.502 per la Monarchia. Una differenza netta, ma non travolgente, che rifletteva le forti divisioni territoriali del Paese. Il Nord votò in massa per la Repubblica, mentre il Sud si espresse in larga maggioranza a favore della Monarchia.

Umberto II, il “re di maggio”, salì sul trono il 9 maggio 1946 e ne fu costretto a scendere il 13 giugno, quando lasciò l’Italia per l’esilio in Portogallo. Il 2 giugno segnò così la nascita ufficiale della Repubblica Italiana. Quel giorno venne eletta anche l’Assemblea Costituente, che avrebbe avuto il compito di scrivere la nuova Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Le donne al voto: un passo verso la democrazia piena

Un’altra ragione importantissima per cui il 2 giugno 1946 è passato alla storia è che questo referendum fu la prima occasione per le donne italiane di votare a livello nazionale.
Le donne avevano già partecipato alle amministrative in primavera, ma con il referendum sulla forma di Stato furono finalmente protagoniste di una scelta cruciale.

Il diritto di voto alle donne fu riconosciuto il 1° febbraio 1945 (meno di 100 anni fa) con un decreto del governo Bonomi, su proposta del ministro dell’Interno Giuseppe Romita, in piena transizione postbellica. Fino ad allora, le italiane erano rimaste escluse dalla vita politica e istituzionale. Nonostante l’impegno femminile nella Resistenza e nella società civile, la loro voce non era mai stata ascoltata nelle urne. Circa 13 milioni di donne affollarono le urne, in un Paese ancora ferito dalla guerra ma pronto, a maggior ragione, a una nuova stagione democratica.

Il voto femminile fu determinante non solo per l’esito del referendum istituzionale, ma anche per la qualità della nuova democrazia italiana. Le donne non solo votarono, ma furono anche elette: su 556 membri dell’Assemblea Costituente, 21 erano donne. Tra loro, figure simboliche come Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angela Gotelli e Maria Federici, che portarono nelle discussioni sulla Costituzione temi come la parità dei diritti, la tutela della maternità e l’educazione.
Il 2 giugno resta uno dei passaggi più significativi nel lungo cammino verso una reale parità di genere in Italia. È anche un promemoria: la democrazia è piena solo quando include tutte e tutti, e quando i diritti non si limitano alla carta, ma si esercitano con consapevolezza.

Un modello di partecipazione: gli altri referendum che hanno segnato l’Italia

Il referendum del 2 giugno 1946 fu il primo atto di una democrazia che da quel momento avrebbe riconosciuto al popolo non solo il diritto di scegliere la forma dello Stato, ma anche quello di intervenire direttamente su leggi fondamentali attraverso il voto. Nacque così una tradizione referendaria che ha segnato profondamente l’evoluzione civile e sociale dell’Italia.

Il primo grande referendum abrogativo della storia repubblicana si tenne il 12 e 13 maggio 1974. In discussione vi era la Legge 898 del 1970, che introdusse il divorzio in Italia. Il fronte del “Sì” all’abrogazione — ovvero per cancellare la legge — era guidato dal Movimento per la Vita e fortemente sostenuto dal Vaticano e da settori democristiani. Dall’altra parte, i partiti laici, i movimenti femministi e la sinistra chiedevano di mantenere la legge, difendendo la libertà individuale e la laicità dello Stato.

Sette anni dopo, nel 1981, un’altra grande questione morale e politica giunse alle urne: la Legge 194 del 1978, che regolamentava l’interruzione volontaria di gravidanza. Ancora una volta, il referendum proponeva la sua abrogazione. Le campagne furono accese, con una forte polarizzazione tra i sostenitori della legge, che la consideravano una conquista di civiltà, e chi invece la riteneva immorale e da cancellare.

Anche in questo caso, la volontà popolare fu netta: il 68% degli elettori votò per mantenere la legge, tutelando il diritto delle donne a decidere sul proprio corpo. Fu un altro momento decisivo in cui la Repubblica scelse di essere uno Stato moderno, fondato sulla libertà di scelta e sulla dignità dell’individuo.

Un filo rosso di democrazia diretta

Dalla nascita della Repubblica in poi, il referendum è stato uno strumento chiave per il coinvolgimento diretto dei cittadini nelle grandi decisioni collettive. Non solo su temi civili, ma anche su acqua pubblica, nucleare, lavoro, giustizia. Ogni consultazione ha rappresentato una fotografia della coscienza collettiva in un dato momento storico.

Ed è proprio questo lo spirito del 2 giugno: una democrazia viva, partecipata, in cui il popolo non è spettatore, ma protagonista.

La Festa della Repubblica oggi e l’interruzione nel 1977

La Festa della Repubblica è stata istituita ufficialmente nel 1949 (Legge n. 260 del 27 maggio 1949), e dal 1961 la celebrazione nazionale si tenne a Roma con la tradizionale parata militare ai Fori Imperiali.

Nel 1977, in un clima segnato da forti tensioni economiche e sociali, il governo italiano decise di ridurre i giorni festivi infrasettimanali per aumentare la produttività e contenere l’impatto delle festività sul sistema economico. L’Italia stava affrontando una grave crisi economica causata da inflazione a due cifre, disoccupazione crescente, shock petrolifero, e un clima di austerity imposto anche da accordi internazionali.

In questo contesto, il 2 giugno fu declassato da giorno festivo nazionale a giornata lavorativa, e le celebrazioni della Festa della Repubblica furono spostate alla prima domenica di giugno per limitare l’impatto economico. Questa decisione fu formalizzata con la legge n. 54 del 5 marzo 1977, che modificava il calendario delle festività civili.

Anche la parata militare tradizionale fu sospesa in quegli anni, considerata troppo onerosa e inopportuna in un periodo di austerità e gravi tensioni interne. Ricordiamo che quegli anni erano segnati anche dal fenomeno del terrorismo politico, i cosiddetti “Anni di Piombo”, che resero il clima sociale e politico ancora più complesso.

La festa, pur mantenendo il suo significato simbolico e la sua celebrazione istituzionale, perse però molto della sua centralità pubblica e della sua visibilità nazionale.

La Festa della Repubblica è stata ripristinata ufficialmente come giorno festivo il 2 giugno nel 2001, durante il secondo governo di Giuliano Amato (centrosinistra).

A volerlo con forza fu in particolare il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che considerava fondamentale restituire piena dignità a questa ricorrenza. Ciampi fu un grande promotore del rilancio del senso civico e dell’identità repubblicana, e contribuì attivamente alla ripresa delle celebrazioni solenni, inclusa la parata ai Fori Imperiali e la deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria.

Oggi, la Festa della Repubblica si celebra ancora, esattamente nel modo in cui venne ripristinata appena 24 anni fa. È un giorno per ricordare non solo una svolta istituzionale, ma anche la rinascita della partecipazione democratica, della rappresentanza e dei diritti civili.

Il 2 giugno non è solo la data in cui è nata la Repubblica: è anche il simbolo di un popolo che ha scelto, consapevolmente e con coraggio, il proprio futuro e ogni anno, ogni giorno, dovremmo ricordarci di questa scelta.

Catanese d'origine, romana d’adozione. Dopo gli studi in Lingue, Cinema e Comunicazione, ha intrapreso un percorso nel mondo della scrittura che prosegue dal 2017. Ha collaborato come pubblicista con riviste e blog, per poi specializzarsi come creative copywriter a partire dal 2018, lavorando con agenzie, brand e progetti culturali.
Appassionata di arte e intrattenimento, coltiva un particolare interesse per il cinema, i videogiochi e le nuove forme di narrazione. Crede profondamente nel valore dell’informazione libera e accessibile, e nel potere della cultura di generare consapevolezza.
Attraverso il suo lavoro cerca di restituire verità, autenticità e significato, contribuendo a costruire un immaginario più ricco e condiviso.

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