Migliaia di cittadini ucraini sono scesi in piazza in diverse città del paese per esprimere il proprio dissenso verso una controversa riforma approvata dal parlamento e firmata dal presidente Volodymyr Zelensky. La normativa, che modifica in modo sostanziale l’assetto delle agenzie anticorruzione, ha sollevato forti preoccupazioni tra attivisti, giuristi, cittadini comuni e osservatori internazionali. Secondo molti critici, la nuova legge potrebbe compromettere l’autonomia e l’efficacia degli organismi preposti a contrastare la corruzione in Ucraina, aprendo la porta a potenziali interferenze politiche e indebolendo il processo di integrazione europea del paese.
Si tratta del primo segnale evidente di dissenso pubblico nei confronti di Zelensky da quando è iniziata l’invasione russa nel febbraio del 2022. A causa della legge marziale e delle restrizioni sul diritto di manifestare, le proteste in Ucraina sono estremamente rare. Tuttavia, nelle giornate del 21 e 22 luglio, cortei e presidi si sono svolti pacificamente a Kiev, Leopoli, Dnipro e Odessa, con la partecipazione di studenti universitari, veterani di guerra e soldati in congedo. Nonostante il rischio di sanzioni, molti hanno scelto di manifestare, coordinandosi principalmente attraverso i social network e le app di messaggistica crittografata.
Cartelli e proteste: “Abbiamo scelto l’Europa, non l’autocrazia”
A Kiev, il cuore della protesta è stato il Teatro nazionale Ivan Franko, a poca distanza dalla sede presidenziale. I manifestanti, in gran parte giovani e militari in abiti civili, hanno mostrato cartelli eloquenti: “La corruzione ringrazia”, “Mio padre non è morto per questo”, “Siamo contrari”, e “Abbiamo scelto l’Europa, non l’autocrazia”. Questi slogan esprimono un malcontento crescente verso le recenti scelte politiche del governo, che rischiano di allontanare l’Ucraina dagli standard democratici richiesti dall’Unione Europea.
Il nodo centrale della controversia riguarda la modifica del sistema di controllo delle due principali agenzie anticorruzione del paese: il NABU (Ufficio nazionale anticorruzione) e il SAPO (Ufficio del procuratore specializzato anticorruzione). La nuova legge prevede un ampliamento dei poteri della Procura generale ucraina su questi due enti, il che secondo molti analisti metterebbe a rischio la loro indipendenza operativa. Alcuni critici sostengono che la Procura sia già soggetta a forti pressioni politiche e che questa riforma potrebbe rendere più difficile lo svolgimento di indagini imparziali e incisive contro funzionari corrotti e oligarchi.
Il problema è particolarmente delicato se si considera che la lotta alla corruzione rappresenta una delle condizioni fondamentali per il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. L’UE, infatti, ha più volte ribadito che il rispetto dello Stato di diritto, la trasparenza e l’efficacia delle istituzioni giudiziarie sono requisiti essenziali per l’accesso ai fondi europei e per l’integrazione formale nel blocco.
Una sfida politica in un momento delicato
La decisione di procedere con questa riforma in un momento così critico per il paese – ancora impegnato in una guerra sanguinosa con la Russia – ha sorpreso molti osservatori internazionali. Mentre l’Ucraina lotta per la propria sopravvivenza militare, il fronte interno si mostra sempre più frammentato. Alcuni analisti ritengono che queste proteste potrebbero rappresentare l’inizio di una fase nuova nel rapporto tra la società civile e il governo Zelensky, finora ampiamente sostenuto dall’opinione pubblica per la sua leadership durante l’invasione.
Il presidente non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche in risposta alle manifestazioni, ma ambienti vicini all’esecutivo difendono la nuova legge come un passo necessario per razionalizzare e rafforzare il sistema giudiziario. Tuttavia, resta alta la preoccupazione tra i partner occidentali: molte ONG e organismi internazionali, come Transparency International e la Commissione Europea, stanno monitorando da vicino l’evolversi della situazione.
Se la protesta dovesse crescere nelle prossime settimane, Zelensky potrebbe trovarsi costretto a rivedere almeno in parte la riforma, o a offrire rassicurazioni pubbliche sull’indipendenza delle agenzie coinvolte. L’equilibrio tra sicurezza nazionale, democrazia e lotta alla corruzione si rivela dunque sempre più complesso da mantenere.