Oggi: 31 Agosto 2025
7 Luglio 2025
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Londra sotto attacco: vent’anni fa le bombe nella metropolitana

attentato Londra

Alle 8:50 del mattino del 7 luglio 2005, Londra era immersa nella routine caotica dell’ora di punta. Migliaia di pendolari affollavano i treni della metropolitana e le strade del centro, ignari che da lì a pochi minuti la città avrebbe vissuto una delle sue giornate più tragiche. Quattro esplosioni coordinate—tre nella metropolitana e una su un autobus—sconvolsero il cuore della capitale britannica, causando 52 vittime e oltre 700 feriti. Fu il primo attacco suicida di matrice islamista compiuto da cittadini britannici e segnò un punto di svolta nella strategia antiterrorismo del Regno Unito.

Un piano orchestrato tra Leeds e Londra

Dietro l’attacco si nascondeva un gruppo di quattro giovani uomini, nati e cresciuti in Inghilterra, tre dei quali provenienti da Leeds. Dopo aver prodotto artigianalmente gli esplosivi con materiali di facile reperibilità, si incontrarono a Luton, a circa 50 km da Londra. Da lì presero un treno per la stazione di King’s Cross, nel cuore della capitale, dove si divisero per colpire in punti diversi della rete metropolitana.

Alle 8:50 tre bombe esplosero a bordo di tre convogli che si dirigevano in direzioni differenti. La prima tra le stazioni di Liverpool Street e Aldgate, la seconda tra King’s Cross e Russell Square (la più letale), e la terza nei pressi di Edgware Road. La quarta esplosione avvenne alle 9:47 a bordo di un tipico autobus rosso a due piani in piazza Tavistock, provocando ulteriori morti e lasciando un’immagine iconica: il tetto completamente squarciato, simbolo di quella mattina di terrore.

Caos, blackout informativo e paura diffusa

Le prime ore successive agli attacchi furono dominate dalla confusione. Il sistema di trasporto londinese venne paralizzato. I treni della metropolitana si fermarono e le autorità, inizialmente, pensarono a un guasto elettrico diffuso. Il fatto che le esplosioni fossero avvenute all’interno delle gallerie, e che i passeggeri avessero evacuato i treni camminando verso le uscite più vicine, alimentò ulteriori incertezze. Alcuni pensarono addirittura che vi fossero state più esplosioni di quelle reali.

Solo intorno alle 11 la polizia confermò che si trattava di un attacco terroristico. La stazione di King’s Cross fu trasformata in un ospedale improvvisato e il traffico cittadino collassò. I cellulari smisero di funzionare: le linee erano sovraccariche e vennero temporaneamente riservate alle comunicazioni di emergenza. Le autorità, temendo la presenza di un quinto attentatore, mantennero alta l’allerta per giorni. In questo clima di ansia e sospetto, ci volle tempo prima che il bilancio e la dinamica degli eventi fossero chiariti.

Chi erano gli attentatori e perché colpirono

I responsabili dell’attentato erano quattro: Mohammad Sidique Khan (30 anni), considerato il leader del gruppo, Shehzad Tanweer (22), Germaine Lindsay (19) e Hasib Hussain (18). Tutti cittadini britannici, figli di immigrati pakistani ad eccezione di Lindsay, nato in Giamaica e convertitosi all’islam. Khan aveva registrato un video in cui giustificava l’attacco come una reazione alle politiche occidentali nei paesi musulmani, menzionando l’Afghanistan e l’Iraq come motivazioni principali.

Nonostante l’organizzazione terroristica Al Qaeda avesse lodato l’attacco, non risultò direttamente coinvolta nella sua pianificazione. La semplicità della preparazione, il profilo apparentemente insospettabile degli attentatori e il fatto che fossero cittadini integrati nella società britannica, scioccarono l’opinione pubblica. Era la prova che la minaccia non veniva solo dall’esterno, ma poteva maturare all’interno delle comunità urbane del Regno Unito.

Le conseguenze: da Prevent alla percezione dell’islam

Oltre all’immenso impatto umano e simbolico, gli attacchi del 7 luglio lasciarono un’eredità duratura sul piano della sicurezza. Il governo britannico modificò radicalmente i protocolli dell’antiterrorismo. Le indagini non si concentrarono più esclusivamente su individui stranieri, ma anche su processi di radicalizzazione interna. Il servizio di sicurezza (MI5), la polizia metropolitana, i vigili del fuoco e il sistema sanitario implementarono nuove procedure coordinate per affrontare eventi di emergenza su larga scala.

Uno dei risultati fu la creazione del programma Prevent, mirato a identificare precocemente potenziali estremisti. Tuttavia, Prevent è stato duramente criticato nel corso degli anni, soprattutto da parte della comunità musulmana, che ha lamentato una gestione percepita come discriminatoria e stigmatizzante. L’attentato contribuì anche a un aumento dei crimini d’odio e a un peggioramento del dibattito politico sull’immigrazione e l’islam, generando effetti che si fanno sentire ancora oggi.

A distanza di vent’anni, nel luglio 2025, la capitale britannica ha commemorato le vittime con una cerimonia ufficiale. Sono intervenuti il primo ministro Keir Starmer, la ministra dell’Interno Yvette Cooper e re Carlo III, ricordando le vittime ma anche lo spirito di solidarietà e resilienza che la città seppe dimostrare nei giorni successivi all’attacco.

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Riminese, classe 1997. Direttrice editoriale di LaLettera22, un portale di informazione nato con l’obiettivo di raccontare la complessità del mondo attraverso l’approfondimento e la divulgazione di varie tematiche culturali.

Dopo la laurea in Lettere e culture letterarie europee presso l’Università di Bologna, ha proseguito il suo percorso accademico specializzandosi in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Da sempre appassionata di storia, geopolitica e comunicazione, ha trasformato il suo interesse in una missione divulgativa, lanciando il progetto Lettera22 sui social per rendere la cultura più accessibile e stimolare il dibattito su temi di attualità.

Oltre a dirigere il portale, lavora come articolista e social media manager, curando strategie editoriali e contenuti per il web. Il suo lavoro unisce analisi critica, narrazione e innovazione digitale, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico a temi spesso percepiti come distanti, rendendoli fruibili e coinvolgenti.

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