L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha segnato una svolta nella gestione della guerra in Ucraina, alterando gli equilibri tra i principali attori coinvolti nel conflitto.
Se durante l’amministrazione Biden l’Occidente manteneva una linea relativamente coesa a sostegno di Kiev, oggi la situazione appare più frammentata. Trump ha avviato negoziati diretti con la Russia, l’Europa sta ridefinendo le proprie politiche di difesa, mentre l’Ucraina ha avanzato una nuova proposta di pace, la seconda in pochi mesi.
Nei prossimo giorni, in Arabia Saudita, si terranno nuovi colloqui tra funzionari statunitensi e ucraini per discutere delle prospettive di cessate il fuoco.
La posizione dell’Ucraina
Ufficialmente, l’Ucraina continua a sostenere la necessità di una “pace giusta”, che garantisca l’integrità territoriale del Paese, inclusi Donbass e Crimea. Tuttavia, le difficoltà militari hanno portato il governo di Kiev ad assumere una posizione più pragmatica. Già prima del cambio di amministrazione a Washington, il presidente Volodymyr Zelensky aveva lasciato intendere di essere disposto a valutare un cessate il fuoco che non implicasse il totale ritiro delle forze russe.
La popolazione ucraina, ormai provata da anni di conflitto, sembra rassegnata all’idea che qualsiasi accordo di pace comporterà probabilmente la perdita di parte del territorio nazionale. Ciò che resta imprescindibile per Kiev, però, è l’ottenimento di garanzie di sicurezza che impediscano una futura aggressione da parte della Russia. Tra le soluzioni prospettate per la fine della guerra in Ucraina vi sono l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e la presenza di truppe occidentali sul suo territorio.
Dopo l’incontro fallimentare con Trump a fine febbraio, Zelensky ha ribadito la volontà di avviare negoziati al più presto per raggiungere una pace duratura. Ha inoltre proposto un primo passo verso il cessate il fuoco: una tregua aerea che preveda la cessazione dell’uso di missili, droni a lungo raggio e attacchi alle infrastrutture civili ed energetiche, a condizione che la Russia faccia lo stesso. A questa misura dovrebbe seguire una tregua immediata in mare.

Il nuovo approccio dell’Europa
I Paesi europei continuano a condividere la visione dell’Ucraina sulla necessità di una pace che garantisca la sicurezza del continente, ma il mutato atteggiamento degli Stati Uniti li ha spinti ad assumere un ruolo più attivo nella gestione del conflitto.
Sebbene l’Europa riconosca che Kiev potrebbe dover cedere parte del territorio per arrivare alla fine delle ostilità, ritiene essenziale fornire al Paese solide garanzie di sicurezza. Rispetto al passato, la novità principale è la disponibilità di alcuni Stati europei a offrire direttamente queste garanzie. Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno proposto la creazione di una “coalizione di volenterosi” disposta a inviare truppe in Ucraina una volta raggiunto il cessate il fuoco.
Le posizioni sulla guerra in Ucraina non sono però uniformi tra i membri dell’Unione Europea: mentre Francia e Regno Unito si sono detti pronti a partecipare, altri Paesi, come la Polonia e le repubbliche baltiche, potrebbero aderire con convinzione. L’Italia, invece, appare meno propensa a un coinvolgimento diretto.

Il cambio di rotta degli Stati Uniti
L’approccio statunitense alla guerra in Ucraina ha subito un drastico cambiamento con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca. L’amministrazione ha interrotto gli aiuti militari ed economici a Kiev e ha sospeso la condivisione di informazioni d’intelligence. Parallelamente, ha avviato trattative con la Russia, adottando una linea più in sintonia con le posizioni del Cremlino. Alcuni osservatori ipotizzano che Trump stia cercando di negoziare un accordo più ampio con Mosca, che potrebbe coinvolgere anche questioni economiche e geopolitiche, utilizzando l’Ucraina come merce di scambio. Tuttavia, il presidente statunitense mantiene un certo grado di imprevedibilità e ha recentemente minacciato nuove sanzioni commerciali contro la Russia.
L’amministrazione Trump mira a raggiungere rapidamente un cessate il fuoco che congeli la guerra nella situazione attuale, evitando ulteriori escalation. Inoltre, gli Stati Uniti stanno spingendo affinché Kiev accetti un accordo per la condivisione delle proprie risorse minerarie. Sul piano militare, Washington esclude qualsiasi garanzia di sicurezza per l’Ucraina: non sostiene l’adesione del Paese alla NATO né intende inviare truppe o mezzi militari sul campo.
Un altro tema su cui l’amministrazione Trump sta esercitando pressioni riguarda la leadership politica ucraina. Diversi esponenti del governo americano hanno lasciato intendere che considerano le dimissioni di Zelensky e l’indizione di nuove elezioni, attualmente sospese a causa della legge marziale, un passo necessario per la stabilizzazione del Paese. Questo argomento è stato spesso utilizzato anche dalla propaganda russa, che identifica nel presidente ucraino uno dei principali ostacoli ai propri obiettivi strategici.

Le richieste della Russia
L’elezione di Trump ha rappresentato un importante vantaggio diplomatico per Mosca, che ha visto gli Stati Uniti abbandonare la strategia di isolamento adottata dall’amministrazione Biden. Ciò ha favorito un riavvicinamento tra Washington e il Cremlino, con un conseguente rafforzamento della posizione negoziale della Russia.
L’ultima volta che Mosca ha avanzato condizioni ufficiali per la fine del conflitto risale al 2022, durante i colloqui in Bielorussia e Turchia. All’epoca, le richieste russe includevano la demilitarizzazione dell’Ucraina e la cosiddetta “denazificazione”, termine che, nel linguaggio del Cremlino, indica la rimozione dell’attuale classe dirigente di Kiev. Ora, forte di una posizione più solida, la Russia potrebbe riproporre condizioni simili, seppur con una maggiore disponibilità al dialogo.
Mosca resta fermamente contraria all’ingresso dell’Ucraina nella NATO e nell’Unione Europea, così come alla presenza di truppe occidentali nel Paese. Inoltre, pretende il riconoscimento internazionale della propria sovranità sulla Crimea e sulle quattro regioni ucraine annesse nel 2022 – Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson – alcune delle quali, però, non sono ancora sotto il pieno controllo russo. Per Mosca, l’ottenimento di questo riconoscimento rappresenta una condizione imprescindibile per qualsiasi accordo di pace.

Il futuro dei negoziati
Con un panorama internazionale profondamente mutato, il futuro della guerra in Ucraina appare sempre più incerto. La nuova amministrazione statunitense sembra determinata a raggiungere un cessate il fuoco nel più breve tempo possibile, mentre l’Europa si trova costretta a ridefinire il proprio ruolo strategico. Intanto, l’Ucraina cerca di mantenere un equilibrio tra la necessità di difendere il proprio territorio e la realtà di un conflitto che, senza un solido sostegno esterno, potrebbe rivelarsi insostenibile nel lungo periodo.
I prossimi incontri negoziali in Arabia Saudita saranno cruciali per determinare la direzione che prenderà la crisi nei mesi a venire.
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