Negli Stati Uniti si torna a parlare dei legami tra Donald Trump e Jeffrey Epstein, il discusso finanziere miliardario arrestato nel 2019 con gravi accuse di traffico sessuale e sfruttamento di minori. Epstein è stato trovato morto nella sua cella poche settimane dopo l’arresto, in circostanze ufficialmente definite suicidio, ma che hanno alimentato negli anni una valanga di teorie del complotto.
Una delle più diffuse riguarda l’esistenza di un elenco segreto di clienti e frequentatori abituali delle sue proprietà private: una lista che, secondo alcuni, conterrebbe i nomi di personaggi influenti del mondo della politica, della finanza, dello spettacolo e anche del presidente Trump.
Anni di frequentazioni tra lusso, potere e silenzi
Donald Trump e Jeffrey Epstein hanno condiviso ambienti e frequentazioni ben prima che il nome del secondo diventasse sinonimo di scandalo e crimini sessuali. I due si muovevano negli stessi circoli esclusivi di New York e della Florida a partire dagli anni Ottanta e Novanta. Tra eventi mondani, residenze di lusso e amicizie comuni, il loro rapporto era noto nell’élite finanziaria e politica statunitense. Epstein, all’epoca considerato un eccentrico ma rispettato finanziere, frequentava regolarmente feste e locali d’élite dove erano presenti molte figure influenti, tra cui anche l’imprenditore immobiliare Trump.
Una testimonianza eloquente della loro confidenza arriva da un’intervista rilasciata da Trump nel 2002 alla rivista New York Magazine, in cui parlava di Epstein con un tono quasi ammirato. Disse che era “un tipo eccezionale” e aggiunse: “Gli piacciono le belle donne quanto a me, e molte sono più giovani di lui”. A quel tempo, Epstein non era ancora stato accusato formalmente di alcun reato, anche se la sua predilezione per la compagnia di ragazze molto giovani era già nota in certi ambienti.
Le prove della loro conoscenza non si limitano alle dichiarazioni. Esistono diverse foto che li ritraggono insieme, e un video del 1992 girato a Mar-a-Lago — la celebre tenuta di Trump in Florida — li mostra mentre chiacchierano e ridono durante una festa in compagnia di numerose ragazze. Anche se non costituiscono prova di reati, queste immagini sono tornate ciclicamente a fare il giro del web, alimentando sospetti e insinuazioni.
Una rottura opportuna e il mistero dei documenti
Secondo la versione fornita dallo stesso Trump, la sua frequentazione con Epstein si sarebbe interrotta attorno al 2004, a seguito di un litigio mai chiarito pubblicamente. Da allora, sostiene, non ci sarebbero stati più contatti tra i due. Tuttavia, quella che all’epoca poteva sembrare una semplice rottura personale è oggi vista da molti come un tentativo — ben calcolato — di prendere le distanze da un uomo la cui figura si sarebbe trasformata nel simbolo di una delle vicende più oscure dell’élite americana.
Il caso Epstein esplose pubblicamente nel 2019, quando fu arrestato per traffico e abuso sessuale ai danni di decine di minorenni. Meno di un mese dopo, morì in carcere in circostanze ufficialmente definite suicidio, ma mai del tutto chiarite. Il sospetto che Epstein custodisse segreti scomodi su persone potenti ha alimentato per anni una vera e propria industria del complotto. Si è parlato di una presunta “lista nera” di clienti, ospiti e complici, di cui Trump — secondo alcune teorie — farebbe parte.
Durante la sua campagna elettorale, Trump aveva promesso di rendere pubblici tutti i documenti giudiziari legati al caso. Una promessa che finora non ha avuto seguito concreto. I suoi sostenitori più accesi, soprattutto quelli appartenenti all’universo MAGA, stanno ora tornando alla carica, chiedendo che quei file vengano finalmente diffusi. Ma Trump sembra esitante. Non è chiaro se il suo nome compaia nei documenti né, eventualmente, in quale contesto. Come noto, nei fascicoli giudiziari si può essere citati anche solo come testimoni o persone nominate di sfuggita, senza alcun coinvolgimento diretto.
Le pressioni sono aumentate quando Elon Musk — imprenditore miliardario ed ex membro del suo entourage politico — ha ipotizzato che Trump fosse presente nei cosiddetti “Epstein files”, insinuando che proprio questa fosse la vera ragione del mancato rilascio di molti documenti. Trump, per difendersi, ha affermato di aver dato il via libera alla desecretazione di alcuni atti, ma ha anche sottolineato che la decisione finale spetta ai giudici. Molti di questi materiali, infatti, restano sigillati non solo per proteggere le vittime, ma anche per tutelare persone menzionate casualmente e non accusate di alcun reato.
Foto, biglietti e una causa da dieci miliardi
Se il rapporto tra Trump ed Epstein appare ormai ingombrante, un recente episodio lo ha reso ancora più problematico. Il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo che descrive un biglietto di auguri piuttosto volgare inviato da Trump a Epstein nel 2003, in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Secondo il quotidiano, il messaggio sarebbe stato scritto di suo pugno. Il presidente ha però reagito con durezza, negando ogni responsabilità e presentando una causa per diffamazione contro il giornale, i suoi giornalisti e le case editrici Dow Jones e News Corp. La cifra richiesta come risarcimento è impressionante: almeno dieci miliardi di dollari.
Questo episodio dimostra quanto Trump sia ora determinato a difendere la propria immagine, e quanto consideri dannosa anche solo l’associazione del suo nome a quello di Epstein. Negli ultimi anni ha cercato più volte di minimizzare i loro rapporti, insistendo sul fatto di aver interrotto ogni legame molto prima dell’arresto del finanziere. Tuttavia, le fotografie, i video e i racconti che emergono da testimoni e inchieste giornalistiche continuano a complicare questa narrazione.
Epstein fu arrestato una prima volta in Florida nel 2005 e ottenne una condanna sorprendentemente lieve grazie a un controverso patteggiamento. L’indagine fu riaperta nel 2019 a New York, dove fu incriminato per traffico sessuale di minorenni e associazione a delinquere. Morì poco dopo in una cella di isolamento nel carcere federale di Manhattan, alimentando una lunga serie di speculazioni. Alcuni sostengono che sia stato ucciso per impedire che rivelasse nomi scomodi. Altri pensano che avesse protettori influenti, interessati a tenerlo in vita. Nessuna di queste teorie ha mai trovato conferme concrete, ma la morte improvvisa ha sicuramente contribuito a rendere il caso Epstein un simbolo della corruzione tra élite politica, economica e giudiziaria.